Diversificazione del portafoglio: come ridurre il rischio senza rinunciare al rendimento

Un portafoglio diversificato si costruisce su più dimensioni: le principali leve da ponderare per evitare una diversificazione degli investimenti solo apparente.

La diversificazione del portafoglio è uno dei principi guida della costruzione del portafoglio di investimenti ed è parte integrante di una strategia di asset allocation solida.

 

Se attraverso quest’ultima, infatti, il capitale viene distribuito tra diverse asset class, la reale diversificazione del portafoglio identifica anche l’esposizione a ciascuna di esse, con l’obiettivo di ridurre il rischio di concentrazione e consolidare il profilo complessivo del portafoglio.

 

Diversificare il portafoglio, tuttavia, non significa eliminare il rischio: significa piuttosto evitare che l’andamento dipenda in misura eccessiva da un singolo mercato, settore, emittente o fattore di rischio.

Come diversificare un portafoglio? Le principali leve

Un portafoglio diversificato si costruisce considerando più dimensioni: averne una fotografia unitaria è fondamentale per evitare una diversificazione solo apparente.

 

Le principali leve su cui si costruisce un portafoglio diversificato sono:

1. Asset Class

La prima leva di diversificazione riguarda la distribuzione del capitale tra asset class non solo differenti, ma soprattutto caratterizzate da fonti di rischio, rendimento e liquidità diverse. Ampliare l’universo investibile consente di accedere a driver di rendimento eterogenei e di ridurre la dipendenza del portafoglio dall’andamento di una singola componente di mercato.

 

Accanto agli asset tradizionali (azioni, obbligazioni, liquidità ecc.), un portafoglio può includere, per esempio, strumenti alternativi non quotati attraverso i private markets, che ampliano le opportunità a investimenti diversificati attraverso real asset, fondi alternativi, private equity e private credit.

 

Ma attenzione: strumenti apparentemente diversi possono presentare esposizioni sovrapposte agli stessi fattori di rischio. Per questo, nella diversificazione interna a un’asset class occorre analizzare le esposizioni sottostanti e verificare la dipendenza dai medesimi driver.

2. Area Geografica

La diversificazione del portafoglio può riguardare anche aree geografiche caratterizzate da cicli economici, politiche monetarie e condizioni di mercato differenti. L’esposizione internazionale amplia indubbiamente le opportunità. Se da un lato si riducono però i rischi legati alla concentrazione sulla singola economia, si aprono dall’altro le porte a nuovi azzardi relativi al contesto politico, normativo e valutario locale.

3. Settore economico

Anche la concentrazione su uno specifico settore produttivo può aumentare la vulnerabilità del portafoglio a shock circoscritti. Comparti diversi presentano infatti sensibilità differenti al ciclo economico, all’inflazione, ai prezzi delle materie prime, all’evoluzione tecnologica e così via.

Decorrelazione: la parola chiave della diversificazione del portafoglio

Combinare esposizioni che non reagiscano in modo analogo agli stessi scenari: questa è la base della decorrelazione, principio che suggerisce la ricerca di fonti di rischio e rendimento caratterizzate, almeno in parte, da dinamiche differenti.

 

Da non sottovalutare, però, la mutabilità delle correlazioni: nelle fasi di stress asset tradizionalmente considerati diversificanti possono arrivare a muoversi nella medesima direzione. Un esempio è il classico binomio azioni-obbligazioni, che negli ultimi anni ha attraversato diverse fasi di maggiore correlazione, riducendo parte dei benefici solitamente associati alla loro combinazione.

 

I private markets, invece, possono ampliare le fonti di rischio e rendimento del portafoglio e presentare dinamiche differenti rispetto agli asset quotati. La bassa correlazione osservata, tuttavia, va interpretata con cautela: la minore frequenza delle valutazioni può rendere meno evidenti le oscillazioni dei valori nel breve periodo e, di conseguenza, far apparire più contenute volatilità e correlazioni.

 

Il reale contributo dei private markets alla diversificazione va dunque valutato considerando i driver economici e i fattori di rischio sottostanti, senza dimenticare l’orizzonte temporale e la struttura dell’investimento.

Come diversificare il portafoglio senza rinunciare al rendimento?

Ridurre il rischio senza bloccare il rendimento non significa limitare indiscriminatamente l’esposizione agli asset più dinamici, né semplicemente accumulare strumenti differenti nel portafoglio investimenti. Significa costruire un portafoglio coerente con i propri obiettivi, orizzonte temporale, capacità di sostenere le oscillazioni e necessità di liquidità, selezionando esposizioni che svolgano funzioni differenti all’interno di una strategia progettata su misura.

 

Una strategia progettata su misura, però, non è statica e non può pertanto considerarsi definitiva. Nel tempo performance differenti possono modificare il peso delle singole componenti e, di conseguenza, il profilo di rischio originariamente definito. È qui che entra in gioco il ribilanciamento, che consente di riallineare periodicamente l’asset allocation alla struttura di portafoglio identificata.

 

È proprio questa natura dinamica a evidenziare il valore aggiunto che un approccio evoluto alla consulenza finanziaria può apportare alla strategia di investimento: una diversificazione del portafoglio efficace è frutto di un processo continuo di ascolto, analisi, selezione, monitoraggio e gestione del rischio e delle opportunità.

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Costruire un portafoglio di investimenti coerente con i propri obiettivi

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